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Cornigliano Ligure - Istituto Calasanzio

 

 

  

Alla scoperta dell’Istituto Calasanzio

- Prima puntata -

 di padre Mario Saviola

 

Non esagero, ma più volte mi è capitato di sentir parlare del Calasanzio come un illustre… sconosciuto. Talvolta si tratta di genitori che chiedono informazioni sulla scuola, e può essere spiegabile. Ma è accaduto anche con persone di Cornigliano. E mi è sembrato strano. In realtà quella sua collocazione fuori mano, quasi defilata, non aiuta; eppure non è casuale, ma voluta da chi programmava lo scopo della sua esistenza e della sua funzione. Tuttavia, possiamo dirlo con franchezza: sicuramente è una struttura che si impone. Come per quella coppia di anziani turisti che, con lo sguardo rivolto all’insù, dai Giardini Melis fissavano ammirati i finestroni ad arco dell’ultimo piano, i finestroni del refettorio; o quel signore col figlioletto sulle spalle che, durante una delle uscite permesse dal coronavirus, evidentemente soggiogato dalla maestosità dell’edificio, occhieggiava sul portone d’ingresso: “Cos’è, un palazzo ministeriale, un museo?”, chiese. “No, è una scuola”; “una Facoltà universitaria?”… “Abito a Cornigliano, in via… ma non sapevo”. Ecco, proprio come tanti altri.

E in realtà, dopo gli ultimi lavori che ne hanno ripulito il volto, il Calasanzio  è davvero bello da vedere. “Padre, avete una bella faccia!”, è la voce festosa e sbarazzina di un frugoletto di terza elementare che arriva di corsa sul piazzale.

 

 

 Calasanzio, la facciata

 

Per un attimo penso di… non avere lo specchio, poi mi rendo conto che il piccolo è rimasto colpito dalla facciata dell’edificio, che appare nobile, maestosa e luminosa al sole pomeridiano: lui, Lorenzo (oggi diligente studente di liceo classico), non l’ha mai vista così da quando viene a scuola, perché solo ieri, finalmente, gli operai hanno tolto tutti i ponteggi. E il suo entusiasmo estetico è giustificato, perché i recenti interventi non hanno risistemato solo il bugnato e i cornicioni, ma hanno anche cancellato quel giallore uniforme, piatto e triste depositato dal tempo, e hanno restituito freschezza e slancio mediante una triplice tonalità giallina, in leggero ma significativo contrappunto con il colore bianco che evidenzia i marcapiani e incornicia i finestroni: ora anche i mascheroni fanno la loro figura.

Sarebbe sicuramente orgoglioso l’ing. Severino Picasso che nel 1892, con grafia minuta ma chiarissima, annotava i dati del suo progetto, meticolosamente disegnato in ogni particolare da Giuseppe Buttini.  Ma non è solo in questo la professionalità e la lungimiranza dell’ing. Picasso (c’è qualcuno che può dirmi se ha fatto altre opere simili?) e dei suoi committenti. È una struttura solenne e austera, costruita con intelligenza e praticità, da persone che sanno a cosa deve servire e come verrà utilizzata. Ce ne siamo resi conto quando abbiamo dovuto adeguare gli ambienti alle norme di sicurezza; e ancora di più recentemente, nel preparare il “rientro a prova di pandemia”. Quattro rampe di scale, finestroni di circa tre metri, l’ampiezza e la volumetria delle aule (alcune, quelle dei lati estremi, capaci di oltre 30 alunni) insieme con gli spazi esterni hanno permesso di riprendere l’attività didattica in tutta tranquillità circa il rispetto dei requisiti come il numero delle presenze, i percorsi, il distanziamento e l’aerazione.

Un istituto, una scuola che ha ben 125 anni. Leggendo la recente ricerca urbanistica su Cornigliano dell’architetto Rinaldo Luccardini pensavo che in quegli stessi anni i padri Scolopi si insediavano in questo quartiere, instaurando una vivace storia di solidarietà: mentre una comunità andava configurando la propria identità e le proprie strutture, gli Scolopi la affiancano operando per lo sviluppo umano e culturale delle sue nuove generazioni.

Ma perché gli Scolopi hanno scelto Cornigliano? Dopo le traversie postunitarie, pregne di anticlericalismo, avevano la necessità di riorganizzarsi: c’era bisogno della Casa di formazione dei loro seminaristi e di una struttura dove collocare un convitto, indispensabile complemento allora per una scuola. Dunque un luogo destinato a ragazzi e giovani, tranquillo e silenzioso per conciliare un clima di studio, di riflessione e di preghiera, e nello stesso momento dotato di spazi ricreativi, di verde e di svago, per permettere l’espressione di una sana vita giovanile. Ciò non era possibile realizzarlo nell’antica struttura delle Scuole Pie al centro di Genova, presso il Duomo, la scuola dove aveva studiato Mameli per intenderci, troppo compressa e sacrificata.

I due padri incaricati - ci racconta P. Celestino, memoria storica per il Calasanzio e della vita, in particolare quella religiosa, di Cornigliano - avevano cercato inutilmente a Sestri e a Pegli, avendo esclusa a priori un’opportunità presentatasi a Voltri perché troppo distante dal centro cittadino, quando, scendendo dalla collina di Coronata, si sono imbattuti nel cartello “vendesi” della Villa Duchessa di Galliera. Il parco, la villa e i terreni circostanti, e poi quella lieve collocazione defilata, o meglio riservata, determinarono la loro scelta. In quel tempo Cornigliano, con le sue tante ville sparse, era la località ideale, tranquilla, ariosa e salubre che i padri cercavano. Tra l’altro si intravedeva la possibilità di cominciare subito l’attività ponendo l’abitazione della comunità religiosa e il noviziato nella villa, e programmare frattanto l’edificazione di scuola e convitto studiando la collocazione più idonea. E bisognava anche fare presto, perché per i padri Scolopi erano in cantiere ricorrenze importanti: nel 1892, anno dell’acquisto della villa, ricorrevano trecento anni dalla venuta di san Giuseppe Calasanzio in Italia; il 1897 era l’anno giusto per dare inizio a un nuovo istituto scolastico perché gli Scolopi di tutto il mondo celebravano i trecento anni da quando san Giuseppe Calasanzio aveva dato inizio in Europa alla prima scuola per tutti; perché per lui accedere alla cultura era un diritto di tutti, il diritto allo studio, diritto al sapere. Di questa “scuola per tutti”, che fu una autentica rivoluzione sociale e insieme un Calvario per il Calasanzio, avremo modo di riparlarne.

Il collegio Calasanzio è come un grande dono fatto dai padri Scolopi a Cornigliano, e nel tempo ha dato lustro e vita alla località, animandola di presenze giovanili. In particolare vanno ricordate due scelte innovative dal punto di vista educativo: l’apertura della scuola di Commercio a fianco alla scuola elementare e al ginnasio (allora scuola media) e, nel convitto, la compresenza di giovani di diverse regioni italiane e di giovani stranieri e l’insegnamento delle lingue tramite docenti madrelingua provenienti da Francia, Germania, Inghilterra e Spagna. Un’inclusività alla massima potenza, diremmo oggi. Nel 1923 apre il Liceo classico e nel 1951 lo scientifico. E intanto fioriscono alcune organizzazioni giovanili: l’associazione ex-allievi (che dal 1926 pubblica la rivista “Ieri e Oggi” a livello nazionale), l’Azione cattolica, la Conferenza di S. Vincenzo che assiste le famiglie immigrate del quartiere e infine gli scout. Nella guerra del 1915-18 la villa fu ospedale militare; durante la guerra civile spagnola il collegio ospita ragazzi profughi, soprattutto dalla Catalogna.

Purtroppo i bombardamenti della Seconda guerra mondiale (con particolare accanimento sul nostro sito, secondo le cronache) distruggono la chiesa e 2/3 dell’edificio; la ricostruzione sarà molto lenta. Intorno al 1980, con l’accettazione della parrocchia di S. Giacomo si crea una nuova solidarietà con la comunità di Cornigliano, che porta i padri a condividere anche le lotte per la tutela del lavoro e contro l’inquinamento (protagonista il compianto P. Giacomo).

C’è poi da sottolineare una costante: la presenza di un consistente numero di religiosi come insegnanti ed educatori, fra i migliori della provincia religiosa, che hanno lasciato un segno indelebile del quale, parlano volentieri ancora oggi, con ammirazione e affetto, persone di diversa età, anche non ex-allievi, che mi è capitato di incontrare in questi anni.

L’Istituto Calasanzio non ha solo un glorioso passato. Esso continua a essere anzitutto una scuola secondo lo stile calasanziano, ossia una comunità di persone che, unitamente alle famiglie, scommettono sulle nuove generazioni e operano per la loro formazione, memori dell’adagio di S. Giuseppe Calasanzio: “Se i ragazzi vengono educati nella pietà e nelle lettere fin dai più teneri anni, sarà felice tutta la loro vita….e sarà risanata la società”.

Oggi il Calasanzio rappresenta una vera miniera di risorse in quanto possiede notevoli dotazioni di interesse culturale ancora poco valorizzate e fruite. Tali dotazioni non sono una giustapposizione del momento, ma rappresentano il considerevole patrimonio dell’apporto storico di quattro secoli dell’attività educativa dei padri Scolopi (anche specialistica come nel caso dell’Istituto Assarotti sorto per l’educazione dei sordomuti; a Carcare la scuola per tutti ha inizio nel 1621) e del loro (riferendoci a religiosi ed ex-allievi) qualificato contributo alla vita sociale, politica, culturale e religiosa della Liguria e del basso Piemonte: i collegi di Carcare, Savona, Genova, Chiavari, Oneglia… e altri ancora sono altrettanti solidi capitoli di storia di cultura e di vita.

Il ridimensionamento delle opere, dovuto al calo del numero dei religiosi, ha reso di fatto l’Istituto di Cornigliano erede di tale patrimonio, qui confluito, raccolto e gelosamente custodito nelle biblioteche, nell’Archivio provinciale e nel Museo paleontologico del P. Ighina.

 

 

Calasanzio, Biblioteca centrale 

 

Calasanzio, Teatro 

 

Calasanzio, Museo Ighiniano 

  

Calasanzio, Fondo antico 

 

Dunque uno scrigno prezioso, finora oggetto di tesi per studenti universitari o riservato alle ricerche di studiosi: che tuttavia ci sembra giusto far conoscere anche ai corniglianesi.

Nei prossimi appuntamenti passeggeremo insieme nel Calasanzio, alla ricerca delle cose più interessanti, non con l’accanimento degli studiosi, ma con la semplicità dei curiosi.

 


Tratto integralmente da ilCorniglianese (mensile di Cornigliano Ligure) di gennaio 2021 a pagina 4 



07 marzo 2021